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Franco Claretti

FRANCO CLARETTI

Direttore del Parco Nazionale dello Stelvio

DOVE LA MEMORIA INCONTRA IL FUTURO

Siamo a oltre 3.300 metri, tra le rocce e i ghiacci del Colle degli Orsi, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio un luogo speciale dove - anche grazie a Levissima - passato e presente si incontrano. Da un lato c’è la Lombardia, dall’altro il Trentino, un confine naturale, ma anche un punto di unione tra passato e presente. Qui, proprio alla base del monte San Matteo, teatro di scontri durante la Prima Guerra Mondiale, sorgeva il bivacco Meneghello. Un piccolo rifugio in lamiera e legno, intitolato all’omonimo ufficiale alpino caduto in battaglia. Un presidio di memoria, costruito su uno sperone di ghiaccio, che per decenni ha resistito al tempo.

"Il bivacco fu eretto dal CAI di Vicenza, ma lo sperone su cui poggiava ha ceduto nel 2023”, racconta il direttore del Parco Nazionale dello Stelvio Franco Claretti.

Insieme al CAI di Vicenza e con il supporto delle guide alpine e di ARPA, è stato avviato un delicato intervento di recupero. Pezzo dopo pezzo, tutto ciò che restava del bivacco è stato riportato a valle, salvato e custodito come parte della nostra storia.

LEVISSIMA

UN NUOVO CAPITOLO FRA LE CIME
Con la chiusura di quel capitolo, si è aperta la possibilità di scriverne uno nuovo: dare nuova vita a un altro bivacco già esistente, e portarlo là dove serviva. È stato così scelto un bivacco modello Pedranzini, costruito a Bormio in acciaio inox, originariamente usato da ARPA come stazione di monitoraggio a Livigno. Il bivacco è infatti stato smontato e trasferito nel territorio UE — Livigno è zona extra-doganale - dove ha iniziato la sua seconda vita all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio: qui è stato poi restaurato artigianalmente dalla squadra del Parco - falegnami, fabbri, verniciatori - e con le sezioni CAI (Club Alpino Italiano) di Vicenza e Valfurva. Un lavoro silenzioso, essenziale, che racconta cura e radici.

Ripristinato, adattato, alleggerito, il bivacco è stato preparato per essere posizionato a circa 3.300 metri sulla Cima degli Orsi, lungo il suggestivo Percorso delle 13 Cime, frequentato da alpinisti e ricercatori. Un ritorno alle origini: dal ghiaccio al ghiaccio, ma con nuove fondamenta.

"Lo metteremo su un basamento, fissato con quattro tiranti e picchetti. Sarà semplicemente appoggiato al suolo, ma saldo, stabile, pronto a resistere." afferma Franco Claretti.
Un’operazione delicata che completata a inizio autunno, prima delle nuove nevicate. Coordinata dalla guida alpina Marco Confortola, che ha già esplorato più volte la zona e ha partecipato attivamente al recupero del bivacco, l’installazione sarà gestita con il supporto logistico di Elimast, la società di elicotteri.

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UN’ALLENZA CONCRETA PER L’AMBIENTE
A sostenere il progetto, anche questa volta, c’è Levissima, con un impegno che va oltre il logo. Un supporto che nasce dalla volontà di agire concretamente sul territorio, di proteggere ciò che rende pura l’acqua che scorre dalle montagne.

"Levissima sta facendo qualcosa di importante: non solo supporta, ma condivide una visione. Un impegno sociale vero, concreto, con una coerenza rara. Mi ci riconosco." Parola di Franco Claretti.

Il nuovo bivacco porterà i simboli del Parco, del CAI e di Levissima. I suoi colori — verde e bianco — richiamano il logo di Levissima, la cui acqua ha origine proprio in questo territorio. Simbolo di equilibrio, di resilienza, di un territorio che vuole ancora parlare.

Uno spazio accessibile per la scienza e l’uomo
All’interno, nove posti letto, un piccolo tavolo, uno spazio semplice ma essenziale. Largo 2 mt, alto 2,30 mt, lungo 3,50 mt: un rifugio contro il vento, una base per la ricerca.
Sarà accessibile a ricercatori impegnati in studi su biodiversità, microrganismi, censimenti in alta quota. Uno strumento concreto per monitorare un ambiente che cambia, a un’altitudine dove il tempo lascia segni profondi. “Monitoriamo la biodiversità, ad esempio studiando nel tempo l'evoluzione delle caratteristiche delle marmotte tramite analisi del DNA sul loro pelo.”

Ogni cima racconta una storia. Ogni rifugio è un racconto, un passaggio e una traccia.
Il nuovo bivacco non è solo un rifugio per l’uomo. È un presidio di futuro, un gesto di memoria e un atto di fiducia nella scienza, nella montagna, nella possibilità di trovare ancora più bellezza ad alta quota.

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